L’ascesa

Pervasa da un analogo spirito progressista, L’ascesa (1921), forse bozzetto preparatorio per un fregio come lascerebbero intendere la forma allungata e l’impiego della tempera, risulta però un po’ appesantita dall’intento simbolico e dalla retorica populista. Euclide Milano così interpretò il soggetto in un suo opuscolo del 1926 sul pittore: “rappresenta un immenso corteo di lavoratori che dalle tenebre salgono verso la luce guidati dai lavoratori del pensiero, i quali, al sommo dell’erta, illuminati dalla fiaccola della scienza, procedono in gruppo solenne e maestoso: c’è tra essi Mazzini, Wagner, Zola, Cicerone e Dante Alighieri; e quest’ultimo si volge anch’egli, pur così disdegnoso, a guardare la folla anonima e opaca che sale infaticabile”. Da notare come a questa data il Milano eviti di citare la presenza di Marx, ben visibile accanto a Dante e menzionato, invece, in un cartoncino conservato nel Museo, di pugno dello stesso Milano, che riporta le parole di Omegna sul dipinto : “... la figura di Dante, simbolo dell’intellettualità sdegnosa, è scossa da Marx...”.


Filippo Omegna, L’ascesa, 1921 (firmato e datato).
Tempera su tela, cm 76 x 168

Dell’Omegna nelle collezioni museali si trova anche il bozzetto di gesso Foma polissia (in piemontese: “facciamo pulizia”), che il Milano richiese in dono nel 1922 e di cui esiste un esemplare, monco delle teste di due personaggi, anche nel Museo Civico di Cuneo; alludendo ad un’azione di valore compiuta da un gruppo di alpini, raffigura simbolicamente un alpino appunto che caccia a calci i nemici (Austria, Germania, Turchia).

Filippo Omegna, Foma polissia.
Bozzetto in gesso, cm 17,5 x 26 x 10