Bologna Etrusca: la fase Villanoviana (900-575 a.C.)
La necropoli Benacci-Caprara


La necropoli costituisce un lembo della più vasta necropoli occidentale della Bologna Villanoviana, scavata a più riprese da Zannoni, Gozzadini ed infine Brizio nei terreni di proprietà Benacci, de Luca e Caprara, restituendo più di 800 tombe. I sepolcri, in assoluta prevalenza ad incinerazione, documentano lo sviluppo della comunità villanoviana bolognese fra la fine del IX ed il VII secolo a.C., ed in particolare il progressivo affermarsi delle aristocrazie.
 











Ossuario biconico in impasto scuro con decorazione a pettine 900-780 a.C.

Il vaso biconico – grande vaso contenitore di liquidi – è costantemente usato in epoca villanoviana come ossario. Spesso una delle anse veniva intenzionalmente spezzata, per sancirne l’entrata nella sfera funeraria; talvolta, come in questo caso, il vaso , evidentemente pensato fin dall’origine come cinerario, è stato realizzato con una sola ansa.

Vasellame e fusaiole in impasto VIII- inizio VII secolo a.C.
Fra la fine del IX e l’inizio dell’VIII secolo a.C. il rituale funerario muta, con la deposizione all’interno del corredo di vasellame che rimanda al consumo di cibi e bevande, e quindi al diffondersi di cerimoniali legati al banchetto. L’impiego di particolari tecniche di decorazione come l’applicazione di lamelle di stagno sulla superficie ceramica, sembrerebbero suggerire una maggiore specializzazione della produzione vascolare, che esce dall’ambito domestico e si avvale di artigiani specializzati.
Le tre fusaiole rientrano invece nella sfera dei lavori muliebri.

Bologna Etrusca: la fase Villanoviana (900-575 a.C.)
La necropoli Romagnoli


La necropoli, scavata da E. Brizio fra il 1891 e il 1893, si collega senza soluzione di continuità a rinvenimenti in altre proprietà, per un totale di 142 tombe. Si tratta con tutta probabilità della parte più recente della medesima grande area sepolcrale cui appartengono i nuclei precedentemente citati; questo dato tuttavia non è certo, poiché non sono stati ancora esplorati alcuni tratti di terreno interposti. Il rito prevalente è la cremazione, anche se si intensificano le inumazioni. I corredi testimoniano l’evoluzione della comunità villanoviana bolognese fra l’inizio del VII e quello del VI secolo a.C.














Piccolo dolio e bicchiere
con decorazione a stampiglia.
675-600 a.C.



Bologna Etrusca: la fase Villanoviana (900-575 a.C.)
Necropoli dell’Arsenale Militare


La necropoli rappresenta la parte più cospicua dell’area sepolcrale che si estendeva a sud dell’abitato di Bologna villanoviana, ai piedi delle colline. Fu scavata a più riprese fra il 1874 e il 1897 da Gozzadini e Brizio. Restituì numerosissime sepolture, i cui corredi furono purtroppo in prevalenza smembrati. Fra i corredi superstiti si annoverano tuttavia alcune fra le più importanti tombe della fase Orientalizzante bolognese (inizi del VII – primo quarto del VI secolo a.C.)
 

Vasellame in impasto, fibule, armilla, rasoio e lama di coltello in bronzo.
Metà dell’VIII-VII a.C.
Questa scelta di bronzi esemplifica alcune tra le forme più tipiche degli oggetti di ornamento e d’uso personale deposti nelle tombe della Bologna Villanoviana fra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C. Numerosissime era, usate per drappeggiare ed unire i lembi delle vesti. Alcune fibule erano preferite dall’uno o dall’altro sesso, è il caso della fibula con arco rivestito d’ambra, solitamente femminile, mentre quella ad arco serpeggiante è prevalentemente maschile. Strumento maschile è il rasoio lunato, forma che tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C. viene soppiantata.
Bologna Etrusca: la fase Villanoviana (900-575 a.C.)
Necropoli Arnoaldi


La necropoli, parte dell’area sepolcrale occidentale di Bologna villanoviana, fu scavata a più riprese fra il 1874 e il 1886 da Antonio Zannoni, Giovanni Gozzadini ed altri, restituendo circa 350 tombe in gran parte ad incinerazione. Purtroppo le vicende dello scavo portarono allo smembramento dei corredi, in prevalenza relativi al VII secolo a.C. La ricchezza di questo settore del sepolcreto occidentale è comunque testimoniata dalla quantità dei materiali superstiti.
 







Spillone tipo Arnoaldi e fibula
a navicella in bronzo.
Fine VIII-VII secolo a.C.

 

Età Gallica

Gli elementi in ferro rientrano fra gli oggetti caratteristici delle tombe galliche del territorio bolognese. L’uso di deporre armi –principalmente spade, ma anche lance e giavellotti in ferro – è totalmente estraneo ai costumi funerari degli Etruschi di Felsina. Le cesoie, anch’esse attestate a partire dall’arrivo delle tribù transalpine e tipiche delle tombe maschili, sono state collegate alla cura della chioma e della barba. La coppa (kylix) è l’imitazione in ceramica di produzione padana di una forma tipicamente greca, legata al consumo del vino. Le deposizione di queste forme in corredi connotati da elementi transalpini indica l’adozione da parte dei nuovi venuti di tratti della cultura etrusca.

 







Coppa in ceramica, punta e puntale di lancia e cesoia in ferro IV-III secolo a.C.