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La collezione di armi bianche (così dette per la lucentezza del metallo) del Museo Civico di Bra raccoglie numerosi esemplari di lame lunghe e corte, nonché mazze ferrate, datate dalla prima metà del XVI secolo sino alla II Guerra mondiale.
Euclide Milano raccolse questo tipo di armi, così come gran parte di quelle da fuoco, soprattutto per il loro interesse storico: erano presentate nelle sale del Museo spesso come “trofei” aventi un semplice valore decorativo, per completare l’apparato dei “cimeli” storici costituito da residuati bellici, cartine, elenchi di militari distintisi per il loro valore e fotografie, tra cui quelle dei Caduti per la patria. Ad essi, in particolare, era dedicata una sala presso il Museo Craveri, prima sede espositiva delle collezioni storico-artistiche raccolte dal Milano, appositamente decorata dal pittore Giorgio Boasso. Nel bozzetto da lui presentato per la sistemazione della sala (vedi sala arte del Novecento) si nota al centro dell’ambiente una vetrina per l’esposizione di armi e residuati bellici, mentre sulla parete è previsto un trofeo composto dallo stesso tipo di oggetti (fucili, sciabole, baionette, mazze, granate) con l’aggiunta di alcune bandiere, il tutto sorretto da uno stemma di Casa Savoia che funge da mensola.
Qui di seguito sono presentati alcuni esempi della collezione. Uno spadone da Lanzichenecco (M 217), donato al museo nel 1919 dalla famiglia cheraschese dei Marchesi Incisa di Camerana, in gran parte rimaneggiato e rifatto, ha verosimilmente come unico elemento originale la lama, di un qualche pregio in quanto richiedeva un procedimento piuttosto elaborato per la fusione e la battitura. Arma piccola ma letale, è uno stiletto, denominato “misericordia” (M 268), databile alla seconda metà del XVII secolo; con lama a sezione romboidale, elsa ad andamento ricurvo ed impugnatura in ferro brunito, è stato fuso in un’unica forma e successivamente rimodellato con piccole martellature omogenee.
Arma soprattutto da difesa era un bastone animato (M 176) con lama nascosta a sezione romboidale ed impugnatura in canna di bambù al naturale con anima in ferro; in voga specie nel Settecento e nella prima metà dell’Ottocento, era utilizzato dai gentiluomini per la propria sicurezza personale.
Numerose sono le lame afferenti alla dotazione di ufficiali dell’esercito sabaudo dal secolo XVIII sino al primo Novecento; si tratta di armi strettamente militari, interessanti soprattutto da un punto di vista storico.
Un esempio della fine del XVII secolo è uno spadino da gala da ufficiale (M 68) che si può collegare, come struttura, alla coeva produzione germanica; presenta una lama a sezione esagonale, con elsa a due piccoli bracci; l’impugnatura è decorata da cordoncini intrecciati.
Del Settecento avanzato è una sciabola da ufficiale (M 219), con lama decorata su entrambi i lati con motivi floreali incisi a bulino; l’impugnatura, fornita di anello per l’indice, è coperta da una fascetta di cuoio nero decorata da un cordoncino disposto a spirale.
Data al primo quarto del secolo XIX una sciabola (M 70) con l’impugnatura in materiale corneo reticolato; alla medesima epoca possiamo riferire una sciabola (M 243) completa di fodero, con l’impugnatura a liste rettangolari a stampo disposte in orizzontale. Su entrambi i lati della lama sono incise delle iscrizioni, “VIVA LA REPUBBLICA ITALIANA” su di un lato e “VIVERE LIBERI O MORIRE” sull’altro, le quali lasciano supporre che possa essere appartenuta ad un qualche patriota di fede mazziniana.
Per la nobiltà della sua origine, si segnala una sciabola da ufficiale di fanteria del Regio Esercito Sabaudo (M 218), databile alla prima metà dell’Ottocento. Simile alle precedenti, si distingue però in quanto reca i marchi di fabbrica della celebre “Clemen & Jung Solingen”, attiva in Germania ed esportatrice di armi bianche lunghe e corte a livello internazionale.
Alla prima metà del XIX secolo si data anche una sciabola (M 299) con il pomo a foggia di volto grottesco.
La collezione comprende anche due daghe da guerra austriache (M 181-182) del primo Novecento, usate durante la I Guerra Mondiale come arma da combattimento campale e numerose baionette e le baionette-sciabole, quasi tutte riferibili al periodo 1915-18.
Tra le armi riconducibili al primo conflitto mondiale sono comprese inoltre quattro mazze ferrate (M 170-171-172-173) usate dalla fanteria da trincea austriaca, dopo il lancio di gas venefici sulle postazioni nemiche, per dare il “colpo di grazia”.
Vi sono poi alcuni oggetti di provenienza esotica, tra cui sciabole turche (M 859-860) con lama a mezzaluna e rozza impugnatura, difficilmente databili poiché, data la loro fortuna anche come armi decorative o da parata, possono essere state prodotte fino ai primi anni del Novecento.
Restando nell’ambito delle armi esotiche, ricordiamo due pugnali di foggia mediorientale, uno (M 246), databile al secolo XVIII, con elegante impugnatura con decorazione incisa ed in parte rivestita d’avorio, e l’altro (M 861) con lama ad andamento dapprima diritto, che poi piega di lato espandendosi a mezzaluna. Un altro pugnale orientale (M 247), dalla linea comune all’ambito geografico comprendente l’ex impero turco e l’area che si estende dall’Iran all’attuale confine Afganistan/Pakistan, presenta una lama a sezione rettangolare con motivi ad incavo ed impugnatura lignea a sezione circolare decorata da linee parallele.
Stiletto
Stiletto
Spadino da ufficiale
Spadino da uffi...
Sciabola da ufficiale
Sciabola da uff...
Sciabola da ufficiale
Sciabola da uff...
Sciabola
Sciabola
Sciabola da ufficiale
Sciabola da uff...
Sciabola da ufficiale
Sciabola da uff...
Sciabola
Sciabola
Sciabola
Sciabola
Daga da guerra austriaca
Daga da guerra ...
Mazze ferrate
Mazze ferrate
Sciabole turche
Sciabole turche
Pugnale
Pugnale
Pugnale
Pugnale
Pugnale
Pugnale
 
 
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