All’inizio del IV sec. a.C., oltrepassate le Alpi, alcune tribù celtiche calarono sull’Italia settentrionale e centrale, fino a mettere a ferro e fuoco Roma nel famoso sacco del 387 a.C. Dopo queste prime avvisaglie, in ondate successive, diverse tribù si stanziarono in gran parte dell’Italia centro-settentrionale; la tribù dei Boi occupò la pianura a sud del Po fra Parma e il corso del Montone.
L’arrivo dei nuovi invasori mise in crisi l’assetto del territorio conquistato: Marzabotto ebbe un brusco declino, Bologna fu fortemente ridimensionata, solo Spina e Mantova resistettero come città etrusche indipendenti. Sostanzialmente cancellate le città, il popolamento si distribuì in piccoli centri.
Le popolazioni preesistenti tuttavia non scomparvero e con i nuovi arrivati giunsero, nell’arco di poche generazioni, ad una buona integrazione, come dimostrano le sepolture con vasi da simposio ed altri elementi tipici della cultura degli Etruschi, insieme a nomi che indicano legami matrimoniali fra guerrieri celti e donne etrusche.
Con l’inizio del III sec. a.C. si aprì un periodo di eventi bellici spesso assai sanguinosi, che videro Celti, Etruschi e varie popolazioni italiche contrapporsi alla dilagante potenza romana. A fasi alterne, con periodi anche prolungati di pace, l’opposizione alla potenza di Roma durò più di un secolo e si concluse con la definitiva resa delle tribù galliche o attraverso trattati di alleanza o, come nel caso dei Boi, con la violenta repressione delle ultime resistenze.
La costruzione della via Emilia nel 187 a.C. e la deduzione della colonia di diritto latino di Bononia nel 189 a.C. furono gli ultimi atti della definitiva imposizione del potere di Roma in un territorio definitivamente pacificato.