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Il castello di Pollenzo conteneva già una raccolta di antichità, probabilmente di provenienza locale, prima dell’acquisizione da parte di Carlo Alberto. Dalla “Relazione sul valore dei latifondi infra specificati che le Regie Finanze cedono al Patrimonio privato di Sua Maestà il Re Carlo Alberto, 22 giugno 1833”, sappiamo infatti che “… una preziosa raccolta di lapidi, di monumenti, di sculture, ed altre antiche opere già trovasi depositata nel castello predetto per special cura dell’Illustre Scienziato dei nostri tempi il signor Cavaliere Cesare Saluzzo…”.
Dopo gli interventi carloalbertini, iniziati nel 1831/32 e già ultimati nel 1841, nel Real Castello c’era un Galleria denominata “del Museo”, con al suo interno le collezioni archeologiche. Carlo Alberto arricchì la collezione di manufatti antichi già presente nel castello, come risulta dai pagamenti registrati nei Conti dei “Regi Servizi Secreti”, tra il 1836 e il 1839.
La presenza, all’interno della collezione reale, sia di reperti provenienti dal territorio pollentino, sia di materiali archeologici di origine diversa, è testimoniata dagli elenchi inventariali relativi alla Galleria. Se infatti quelli più antichi, datati 3 novembre 1862, e quelli della prima metà del Novecento sono molto generici e spesso non indicano la provenienza dei reperti, la documentazione sugli arredi risalente agli anni Cinquanta  del Novecento indica la presenza, accanto alle ceramiche romane, di vasi campani, vasi etruschi a figure rosse, buccheri etruschi, vasi attici a figure nere e rosse, olle puniche, vasi etrusco-corinzi. Alcuni di questi vasi (buccheri, ceramica etrusco-corinzia e ceramica figurata) sono anche raffigurati su fotografie che mostrano interni della Galleria del Real Castello di Pollenzo, già esposte nel Museo fin dall’inaugurazione nel 1919.
L’esame delle fotografie ha permesso di identificare, tra le ceramiche attualmente presenti nella collezione del Museo di Bra, solo alcuni buccheri, verosimilmente provenienti dagli scavi di Veio, voluti da Carlo Felice e da Maria Cristina di Savoia.
E’ probabilmente da riferire alla collezione reale anche il piccolo nucleo di oggetti di produzione fenicio-punica, con tutta probabilità provenienti dalla Sardegna. I pezzi fenicio-punici o punici di provenienza sarda sono piuttosto frequenti nelle collezioni ottocentesche piemontesi, che in genere rivelano l’intento di possedere una campionatura di oggetti antichi di diverse epoche e provenienze, non solo dal territorio. Inoltre il fatto che reperti punici venissero spesso assimilati a quelli egizi, ha aumentato la loro diffusione, soprattutto dopo l’acquisizione della collezione di Bernardino Drovetti nel 1824 e l’apertura al pubblico del Museo Egizio di Torino, che ha contribuito in modo cospicuo a mantenere un vivace interesse per la vendita di oggetti egizi, sia a Torino che in tutto in Piemonte.
Inoltre dal 1820 al 1870 l’Accademia delle Scienze di Torino si occupa di Antichità Sarde e negli stessi anni una ricerca sistematica viene condotta per intervento governativo: Carlo Alberto nel 1829, ancora principe, compie un viaggio nelle zone archeologiche sarde e, dopo essere salito al trono nel 1831, ripete il viaggio nel 1841; nel 1842 dà personalmente il via a scavi regolari a Tharros, accompagnati dal recupero di reperti sparsi e di collezioni private. I reperti confluiscono al Regio Museo di Cagliari, creato da Carlo Felice nel 1802, e in altri musei della Sardegna. Il Canonico Spano, cui vengono affidati i lavori a Tharros dal 1855 al 1864, riferisce che nel 1842 alcuni oggetti provenienti da Tharros furono portati a Torino e consegnati al Gabinetto di cose antiche di Carlo Alberto, che poi li cedette all’Armeria Reale.
Per quanto riguarda le modalità di acquisizione di quanto rimasto della Collezione Reale da parte del Museo Civico di Bra, nell’estate del 1973, in seguito ad accordi con Umberto II, ciò che ancora rimaneva delle collezioni archeologiche sabaude conservate nel castello reale di Pollenzo venne donato dalla Società braidese “Amici del Museo” ed acquisito dal Museo di Bra”. Purtroppo non sono noti elenchi inventariali relativi a questi materiali, e l’unica indicazione è quella fornita dal Mosca che nel 1974 scriveva: “…Nell’estate 1973 è pervenuto al Museo di Bra quanto è rimasto delle collezioni archeologiche già di Casa Savoia, conservate nel Castello di Pollenzo. Tale materiale, venuto alla luce in tempi e luoghi diversi nel territorio compreso nell’ampia ex tenuta reale, risulta ormai poca cosa se si pon  mente alla quantità di esemplari diversi che la collezione annoverava prima del 1943……Con la presente nota si dà comunicazione dei frammenti epigrafici, riservandoci di dare notizia, in un secondo tempo, del materiale litico d’ornamento, fittile e vitreo”. Il Mosca fa riferimento solo a reperti di provenienza locale, ma poiché sappiamo che la collezione reale comprendeva sia reperti provenienti dal territorio pollentino, sia materiali archeologici di origine diversa, anche se non sono attualmente reperibili gli elenchi inventariali del Mosca, è verosimile che i reperti donati da Umberto II fossero di provenienza non solo pollentina.
La collezione di vasi antichi del Castello Reale di Pollenzo.
La collezione d...
La collezione di vasi antichi del Castello Reale di Pollenzo.
La collezione d...
La collezione di vasi antichi del Castello Reale di Pollenzo.
La collezione d...
La collezione di vasi antichi del Castello Reale di Pollenzo.
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