La collezione è formata da piccoli nuclei di reperti, riconducibili ad ambiti cronologici e culturali diversi. Per quanto riguarda le modalità e gli anni di acquisizione da parte del Museo di Bra e la loro possibile provenienza, le notizie tuttora reperibili sono molto scarse, non risulta infatti che ci siano verbali di consegna né inventari. Tuttavia l’esame della documentazione d’archivio permette di formulare, anche se in via preliminare, alcune ipotesi.
Le prime notizie risalgono all’anno di apertura del Museo. Nel discorso pronunciato da Euclide Milano il 20 settembre 1919, giorno dell’inaugurazione, è contenuto un elenco dei reperti esposti. Per quanto riguarda la sezione archeologica il Milano divide tra “Ricordi della romana Pollentia” e “Antichità diverse”. In quest’ultimo paragrafo sono elencati: 5 cimeli della civiltà egiziana (frammento di mummia ed idoli), 15 cimeli greco-romani rinvenuti a Rodi - Egeo (vasi, lucerne, anfore, fibule, ecc…), 30 cimeli di Pompei (lucerne, vasi, alcuni dei quali dipinti, frammenti di statuette, idoli), 5 cimeli da Cuma (mano marmorea, frammenti di statua, frammento di iscrizione, testa di grifone, lucerna).
Alcuni di questi reperti sono segnalati anche nel “Quinto elenco di donatori”, pubblicato dal Milano, sempre nel 1919, sulla rivista “Eco della Zizzola”: Comm. A. Abrate: num.30 cimeli dell’antica Pompei, Cav. Uff. Dott. A. Balzanelli: numero 6 cimeli romani di Cuma, Cav. Pietro Piumati: numero 4 anfore greche del III secolo avanti Cristo, rinvenute in tombe scavate a Rodi (Egeo) e portate di là, Cap. E. De Marchi: vaso rinvenuto in una tomba a Rodi (Egeo).
Il “Settimo elenco di donatori”, menziona altri reperti provenienti da Rodi: Cav. Magg. Arnaldo De Marchi: 12 cimeli greco-romani scavati in tombe a Rodi.
Da quanto si è detto risulta quindi che, nel 1919, la collezione era formata da reperti provenienti da Pompei, Rodi e Cuma, donati da privati, oltrechè dai “5 cimeli della civiltà egiziana (frammento di mummia ed idoli)” di cui non è emerso alcun dato sulla provenienza. Tra questi oggetti "egizi" o "egittizzanti" dovevano essere compresi un piccolo nucleo di bronzetti, già conservato al Museo Craveri e trafugato, insieme ad altro materiale archeologico e artistico, nel 1972, e due placchette amuleto in terracotta, raffiguranti rispettivamente la divinità egizia Bes e un genio funerario, per cui è stato recentemente proposto che si tratti di falsi moderni.
Tra i materiali ancora presenti al Museo si segnalano, a titolo di esempio, skyphoi, coppe, una lekythos e brocchette a vernice nera di produzione italiota, databili al V-IV secolo a.C., una lekythos attica del V secolo a.C., due aryballoi corinzi, risalenti al VII-VI secolo a.C. e due trozzelle messapiche del IV secolo a.C.
 

Aryballos corinzio, VI secolo a.C.