Bagienni: principale gruppo etnico stanziato nel Cuneese nell’età del Ferro

Balsamario: piccolo contenitore in ceramica o in vetro per essenze profumate o unguenti

Bucchero: tipica ceramica etrusca, dal colore nero e brillante, sia in superficie sia in frattura, che risulta lucente a imitazione del metallo. Secondo le teorie più recenti sarebbe stata ottenuta con un particolare procedimento: l’argilla, depurata e lavorata al tornio, veniva cotta in forni ermeticamente chiusi dove, in assenza d’aria, si verificava un processo di ossidoriduzione degli elementi chimici dell’argilla, determinando il colore nero del vaso. Fu prodotta dal secondo quarto del VII secolo a.C. in poi, a Caere, oggi Cerveteri, in provincia di Roma, diffondendosi poi negli altri centri dell’Etruria. Il termine deriva dal nome portoghese “bucàro”, che significa terra odorosa ed era attribuito a vasi peruviani di terracotta colorata, molto ammirati in Italia nel periodo in cui si praticavano i primi scavi nelle necropoli etrusche

Bamboccianti: Così venero definiti i pittori seguaci ed imitatori del Bamboccio, soprannome attribuito al pittore olandese Pieter Van Laer (Haarlem, 1592 ca. - 1642) durante il suo lungo soggiorno romano, a causa della sua figura deforme. Egli fu l’iniziatore di un genere di grande fortuna internazionale, poi ripreso da un gruppo di pittori soprattutto olandesi e fiamminghi, ma anche francesi ed italiani operanti a Roma ed in altri stati della penisola italiana a partire dalla metà del Seicento. Questo filone della pittura di genere, rifacendosi alla libertà compositiva ed all’uso di luci e ombre caravaggeschi, sviluppò un realismo di schietta vena narrativa caratterizzato da minuziose descrizioni di scene popolari e quotidiane. I Bamboccianti riscossero un buon successo di pubblico, pur se osteggiati dalla cultura figurativa del Barocco romano e disprezzati dalla critica ufficiale.