Piazza Vittorio Emanuele

Sul lato est della città, in corrispondenza dell’attuale piazza Vittorio Emanuele, recenti indagini hanno messo in luce un’importante necropoli caratterizzata da monumenti funerari intorno ai quali si distribuirono tra la fine del I e la metà del V secolo d.C. tombe ad incinerazione e ad inumazione, talune con ricco corredo.

 

Tomba 8
Sepoltura femminile a incinerazione in anfora segata Pollenzo, necropoli monumentale di piazza Vittorio Emanuele (2002).
Seconda metà del II – inizio del III secolo d.C.
Il corredo si componeva di una Firmalampe e di un balsamario in vetro a ventre conico e collo lungo, con bollo a volute ed elementi vegetali, era deposto in prossimità dell’anfora Dressel 20, di produzione ispanica, in cui erano state raccolte le ceneri del rogo funebre (ustrina) insieme all’unica offerta primaria, una moneta in bronzo non più leggibile. I resti dell’incinerato, che le analisi hanno riconoscituto appartenere a una donna in età matura, erano invece conservati entro un contenitore già destinato a derrate alimentari di pregio, probabilmente una bottiglia monoansata a ventre prismatico, anch’essa con bollo anepigrafe raffigurante una figura maschile con cavallo (Dioscuro?).

 

Tomba 16
Sepoltura femminile ad inumazione in fossa terragna Pollenzo, necropoli monumentale di piazza Vittorio Emanuele (2002) Seconda metà del III secolo d.C.
La sepoltura, pertinente ad un individuo di sesso femminile di giovane età, conservava ancora, a lato del cranio, un’olletta e un boccalino monoansato in ceramica comune depurata. Il corredo era completato da un asse in bronzo di Treboniano Gallo (251-253 d.C.) e dai chiodini in ferro relativi alle calzature
 

 

Frammento di lastra di sarcofago
Il frammento di sarcofago è stato rinvenuto fuori contesto nel corso dell’indagine archeologica che ha recentemente interessato l’area della necropoli monumentale di età romana. Anche se non è possibile ricondurlo ad una sepoltura precisa, è indicativo della presenza nella necropoli, in uso fino dalla prima età imperiale fino alla metà del V secolo d.C., del rito dell’inumazione.
Il sarcofago era probabilmente del tipo “a cassapanca” con la lastra frontale caratterizzata da una tabula sostenuta da due eroti all’interno della quale era posta l’iscrizione. Si tratta di una tipologia che appartiene alla produzione delle botteghe dell’Italia settentrionale facenti capo al centro di Ravenna, ma che trova attestazioni anche in Piemonte, nell’area del Vercellese, a Torino e nello stesso Cuneese (a Centallo), a partire dai primi decenni del III secolo d.C.
Per l’esemplare pollentino è proponibile una datazione ancora agli ultimi decenni del II d.C., anche sulla base dell’ iscrizione che, pur alquanto lacunosa, conserva il nome della defunta Lollia e del dedicante Terentius, personaggi riconducibili alla famiglia di rango senatorio degli Hedii Rufi Lolliani, che sulla base delle fonti viene ritenuta proprietaria del ricco ed esteso latifondo di Pollentia.
 
Descrizione: si conservano l’angolo superiore sinistro di una cornice modanata rientrante e una porzione delle modanature che delimitavano superiormente la fronte del sarcofago. All’interno della cornice, lo specchio è occupato dall’iscrizione di cui rimane M(emoriae)/ Lolliae M(arci)/ C(ai) Terent[i]/[Ce]rialis.
Datazione: seconda metà II secolo d.C. circa
Materiale: marmo di Luni
Dimensioni: cm 46,5 x 79 x 11,5
Provenienza: Pollenzo, necropoli monumentale di piazza Vittorio Emanuele (2002)