Il villaggio medievale
Alla fine del X secolo l’abbazia benedettina di San Pietro di Breme ebbe in dono il “luogo” di Pollenzo da Oddone, figlio del marchese di Torino Arduino il Glabro. I monaci vi edificarono una nuova chiesa, intitolata a San Pietro, che divenne il fulcro di un grande villaggio. L’edificio di culto fu poi ricostruito senza abbattere quello antico e il priorato venne dotato di chiostro e di abitazioni per i monaci. Le fonti scritte ricordano che anche i monasteri di San Silvestro di Nonantola e di Santa Maria di Caramagna possedevano in Pollenzo alcune chiese o cappelle.
Nei pressi dell’Agenzia Caloalbertina si estendeva, tra il X e l’XI secolo, un ampio abitato, composto da case di impianto quadrangolare, con due o tre vani di dimensioni diverse. I muri avevano fondazioni e zoccolo in ciottoli, con un elevato ligneo.
All’esterno dell’Agenzia, altre case confermano la notevole estensione del villaggio di Pollenzo, in sintonia con l’attestazione documentaria, che menziona alla fine del XII secolo ben 74 famiglie.
L’abitato fu distrutto tra il 1292 ed il 1295, alla fine della guerra tra il marchese del Monferrato e il comune di Asti; furono risparmiati solo gli edifici ecclesiastici, le dimore dei monaci e quelle dei contadini che lavoravano sui terreni delle famiglie signorili.
Nel 1381 le terre monastiche furono concesse in feudo ad Antonio Porro di Pavia, che fece costruire un “ricetto” (edificio quadrangolare con torrette circolari agli angoli) nei terreni in cui sorgeva il villaggio distrutto alla fine del XIII secolo.
Vasellame in pietra ollare e ceramica comune dall’abitato medievale di Pollenzo. X-XIII secolo (Scavi Agenzia)