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La stele, ornata nella parte superiore da un timpano a bassorilievo, con all’interno la raffigurazione di una palmetta, reca l’epitaffio di Quinto Varisidio Nasone, cittadino romano ascritto alla tribù Pollia. Il testo, che ne menziona anche l’attività professionale di purpurarius, termine che può indicare tanto il tintore di lane e stoffe, quanto di commerciante di stoffe dipinte con la porpora, riconduce alle fonti antiche (Plinio il Vecchio, Marziale), che citano Pollentia a proposito della produzione delle lane scure.
Datazione: prima metà del I secolo d.C.
Materiale: marmo della Val Varaita
Dimensioni: altezza cm 110
Provenienza: Pollenzo, Tenuta Reale (1919)
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Vivit.
Q(uintus) Varisidius
Q(uinti) f(ilius) Pol(1ia tribu)
Naso,
purpura(rius).
P(edes) q(uadrati) XVI.
“Ha eretto (il sepolcro) da vivo Quinto Varisidio Nasone, figlio di Quinto, ascritto alla tribù Pollia, tintore di stoffe. L'area sepolcrale misura sedici piedi quadrati (= circa 1,20 m per lato). |