Anfora attica a figure nere
Tra il vasellame di varia provenienza e tipologia si evidenzia per dimensioni e per raffinatezza un’anfora in ceramica attica decorata nella tecnica a figure nere. Andata rotta in un momento imprecisato, con la perdita di molte sue parti, è stata oggetto nel 2002 di un complesso restauro che, con l’ausilio di integrazioni, ha permesso di ricostruire la sagoma del vaso posizionando i frammenti superstiti delle scene che ne decoravano i due lati. Inoltre, è stata sottoposta ad esami non invasivi di tipo chimico che ne hanno confermato l’autenticità e la provenienza da botteghe ateniesi.
L’anfora, riconducibile al tipo A attestato nella produzione attica figurata a partire dal 530 a.C. circa, è decorata su entrambi i lati da scene articolate, inserite all’interno di un campo metopale definito in modo accurato da linee a vernice nera, e da un ricco apparato accessorio di motivi di tipo vegetale sul collo e sulle anse.
Il lato A, quello principale, è di difficile lettura per i pochi frammenti rimasti. Vi è raffigurata una delle fatiche di Eracle, quella della cattura di Cerbero, il cane infernale a tre teste, sulla soglia dell’Ade; alla scena assistevano probabilmente più divinità, tra cui rimane superstite la dea Atena, dietro alla quale si collocava la quadriga. L’eroe, di cui restano solo la clava e parte della leontè, è identificabile grazie al nome, di cui si leggono alcune lettere dipinte in nero.
Il lato B, meglio conservato, presenta una scena di genere, con il dio Dioniso seduto al centro tra Satiri e Menadi, mentre alcune divinità (Hermes, forse Arianna) assistono e partecipano al banchetto.
I soggetti rappresentati, gli schemi iconografici e stilistici, oltre all’accuratezza dei dettagli e del disegno, unitamente a considerazioni sul rendimento della decorazione accessoria, inducono ad attribuire il vaso alla bottega del Pittore di Priamo, ceramografo attivo ad Atene entro gli ultimi decenni del VI secolo a.C. (515-500 a.C. circa). Molti dei suoi vasi, quasi tutti di grandi dimensioni, sono stati rinvenuti nelle ricche necropoli dell’ Etruria, scavate tra Settecento e Ottocento, e poi entrati a far parte di importanti Collezioni museali. Pertanto è plausibile che anche l’anfora del museo di Bra sia giunta a Palazzo Traversa attraverso i canali del collezionismo dei Savoia, in particolare di Carlo Alberto, che nel vicino Castello di Pollenzo conservava una raccolta di vasi di pregio, tra cui “vasi attici a figure nere e a figure rosse”, donati al re dalla zia Maria Cristina di Sardegna cui si deve, nel 1838, l’avvio degli scavi a Veio, importante centro dell’Etruria meridionale.
 
Descrizione: anfora attica a figure nere. Ricomposta da più frammenti e integrata. Riconducibile alla bottega del Pittore di Priamo (515-500 a.C. circa)
Datazione: seconda metà-fine del VI secolo a.C.
Materiale: ceramica lavorata al tornio. Decorazione a figure nere su fondo rosso con incisioni e ritocchi in bianco e paonazzo.
Dimensioni: altezza cm 63
Provenienza: necropoli etrusca (Veio ?)