Ritratti di nobildonne


Pittore piemontese,
Ritratto di Caterina d’Austria
(?),
fine sec. XVI.
Olio su tela,
cm 67 x 55
Si tratta probabilmente di repliche d’ambiente caravaggesco francese quasi coeve agli originali, conservati il San Girolamo alla Galleria Sabauda di Torino e la Maddalena penitente, suo pendant, nel Musée des Beaux Arts di Chambery. Le due tele furono acquistate nel 1925 al prezzo di £. 870 (somma di tutto rispetto per l’epoca) presso l’antiquario braidese Giovanni Savanco da Euclide Milano, il quale, non conoscendo gli originali del Valentin, le riteneva ascrivibili alla scuola del pittore spagnolo Jusepe De Ribera. Il San Girolamo riprende il medesimo soggetto eseguito da Caravaggio a Malta; i due dipinti, speculari nell’impostazione, sono caratterizzati dalla luce che porta in primo piano le figure dallo sfondo scuro e lascia scorgere gli stessi significativi attributi (un crocifisso, i libri, il teschio). In questi tratti compositivi e stilistici possiamo riconoscere l’influsso della pittura di Bartolomeo Manfredi, di cui fu allievo ed amico il Valentin. Nato attorno al 1591 a Coulommiers en Brie e arrivato giovanissimo a Roma, dove risiederà fino alla morte nel 1632, fu introdotto da Simon Vouet nell’ambiente caravaggesco, divenendone una delle personalità di spicco.  Realizzò, tra l’altro, importanti quadri da cavalletto per collezionisti come Francesco Barberini e Cassiano dal Pozzo. La sua carriera raggiunge l’apice con la commissione di una pala d’altare per San Pietro, raffigurante il martirio dei santi Processo e Martiniano.

 



Pittore piemontese,
Ritratto di Maria Cristina di Francia
,
terzo decennio sec. XVII.
Olio su tela,
cm 67,5 x 55,5
Sfarzosamente vestita ed ingioiellata è la giovane nobildonna in cui si è riconosciuta Maria Cristina di Francia (1606-1663), figlia di Enrico IV di Francia e moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia, nota come la prima “Madama Reale”. Fu personaggio chiave nella storia e nella cultura dello stato sabaudo; dopo la morte del marito nel 1637, assunse la reggenza mantenendola fino al 1648, quando le subentrò al potere il figlio Carlo Emanuele II. Lunghe collane di perle e diamanti (le pietre preziose da lei predilette), fermate al vertice della scollatura da un medaglione, ricadono sull’abito ricamato a motivi floreali e fili d’oro, guarnito di un ampio colletto di pizzo; ancora di perle sono il girocollo, gli orecchini e il diadema. L’aspetto di Cristina di Francia, il cui volto risplende di giovanile freschezza, suggerisce una datazione della tela al terzo decennio del Seicento.
Verosimilmente coevo è il ritratto che conserva parte di un’iscrizione a lettere capitali dipinta lungo il margine superiore, la quale, insieme ad un foglietto manoscritto applicato sul verso, ci rivela il nome di “Henriette de France et d’Angleterre” (1609-1669). Moglie di Carlo I d’Inghilterra e sorella di Maria Cristina, con lei può competere nel dipinto quanto ad eleganza e sfarzo, vista la  ricchezza dell’abito e la foggia dei gioielli. La sontuosa presentazione di immagine (cui, in particolare, prestava la massima attenzione Cristina di Francia, fiera sostenitrice del prestigio internazionale del ducato sabaudo) testimonia l’importanza che ritratti come questi rivestivano nell’assolvere ad una funzione di scambio simbolico presso le corti europee.
 

Pittore francese,
Ritratto di Anna di Borbone,
duchessa di Longueville
,
metà sec. XVII. Olio su tela,
cm 62 x 53

I restanti due ritratti sono databili intorno alla metà del secolo XVII; nell’uno, come per Enrichetta di Francia, resta traccia della scritta dipinta lungo il margine superiore accompagnata dal foglietto conservato a tergo, grazie ai quali  identifichiamo Anne Geneviève di Borbone Condé, duchessa di Longueville (1619-1679), protagonista della Fronda scatenata in Francia tra il 1648 e il 1653 contro il cardinale Mazzarino, ministro della regina Anna d’Austria, che teneva la reggenza durante la minorità di Luigi XIV.
   

Pittore piemontese,
Ritratto di Cristina d’Agliè
di San Germano
(?),
metà sec. XVII.
Olio su tela, cm 73 x 63,5
L’altro dipinto ritrae una giovane dama, con grandi occhi scuri e capelli castani ricadenti a boccoli sulle spalle, indossante un raffinato abito di color grigio perla operato tono su tono che lascia nude le spalle, per la quale si è ipotizzato il nome di Cristina d’Agliè di San Germano per le affinità fisiognomiche riscontrabili col ritratto del 1658 ca., conservato presso il Palazzo Reale di Torino.