La sezione archeologica del Museo Civico di Palazzo Traversa è ospitata nel Palazzo Traversa, dimora nobiliare quattrocentesca con varie fasi costruttive, divenuta poi di proprietà comunale nel XX secolo e sottoposta a restauro. La sezione archeologica aveva sede fino al 1972 in alcune sale del Museo di Storia naturale “Ettore e Federico Craveri”. La sua formazione si deve ad Euclide Milano (1880-1959), studioso di storia locale che nel 1919 aveva inaugurato il “Museo Popolare di Storia e d’Arte” con l’intento di educare al gusto e di conservare le memorie storiche del passato. Successivamente la sezione archeologica è stata intitolata ad “Edoardo Mosca”, noto archeologo braidese che tra gli anni quaranta e settanta del Novecento si è occupato della città romana di Pollentia, i cui ritrovamenti rappresentano l’elemento centrale dell’allestimento.
Vi sono esposti da un lato i “cimeli romani”, già facenti parte della Collezione di Antichità raccolta da Carlo Alberto nel Castello di Pollenzo, tra i quali si segnala per imponenza l’ara in marmo dedicata alla figlioletta morta bambina da Castricius Saturninus, magister augustalis a Pollentia ed Augusta Bagiennorum, rinvenuta ad Alba nel 1779 e trasferita nella Tenuta Reale, e dall’altro i reperti provenienti dalle indagini archeologiche condotte a Pollenzo e nel suo territorio. Essi consentono una ricostruzione della città romana nei suoi molteplici aspetti e introducono alla visita di quanto dei suoi monumenti rimane ancora visibile in loco.

Il percorso museale si articola tra il piano terreno e il secondo piano, dove il visitatore è accompagnato attraverso sei sale alla scoperta di Pollentia, dal popolamento del territorio nell’età del Bronzo e del Ferro quando vi abitava l’ethnos dei Ligures Bagienni, alla fondazione da parte dei Romani della città lungo le sponde del Tanaro, fino alla trasformazione dell’insediamento in età tardo antica e medievale. In particolare il salone centrale è dedicato alle ricche e ben note necropoli che circondavano la città romana (Rio di Laggera, Cascina Pedaggera, piazza Vittorio Emanuele) nella prima e media età imperiale. Gli oggetti sono esposti per contesti e per sepoltura (ad incinerazione, ad inumazione, monumenti funerari), oltre che per tipologie, allo scopo di esemplificare i molteplici aspetti della vita quotidiana (vasellame in ceramica, in bronzo e in vetro, lucerne, chiavi ed elementi di arredo in metallo, un sigillo in bronzo configurato a piccolo piede calzato con la scritta retroversa “utere felix”) e del mundus muliebris (specchi, fibulae, armillae, aghi crinali, spatole e strumenti da toeletta, balsamari in vetro, una collana con grani in pasta vitrea). Tra gli altri reperti provenienti dalla città sono da segnalare alcuni pregevoli esemplari di scultura in marmo a tutto tondo (ermetta, statuetta di satiro, due ritratti maschili e una testa femminile). Anche le epigrafi esposte al piano terreno, come la stele del merkator vinarius e quella del purpurarius o il frammento di trabeazione in marmo con dedica alla dea Vittoria, costituiscono una puntuale testimonianza delle fiorenti attività economiche già ricordate dalle fonti letterarie (Plinio, Marziale) e dei culti praticati a Pollentia, mentre alcuni elementi architettonici (cornici, fregi, un sostegno di trapeza) sono la traccia superstite della ricchezza dell’apparato decorativo con cui erano rivestiti i monumenti pubblici.   

Nelle sale laterali si colgono le tracce lasciate dall’uomo nel comprensorio pollentino nel corso degli altri periodi storici. Sono esposti i pochi oggetti in metallo (il rasoio in bronzo, il calco dell’ascia bipenne rinvenuta nei lavori di sistemazione ottocentesca del Castello di Pollenzo, e la spada in ferro da una sepoltura a cremazione) che documentano le varie fasi del popolamento del territorio nell’ età del Ferro e nell’epoca precedente l’arrivo dei Romani. La lucerna configurata a pesce (IV-V secolo d.C.) e l’eccezionale corredo di oreficerie (metà V secolo d.C.) della dama proveniente dalla Germania orientale sepolta nella necropoli monumentale romana rappresentano, insieme a reperti ceramici e di decorazione architettonica, una testimonianza significativa del periodo paleocristiano e dell’età tardo antica, quando Pollentia, esaurito il suo ruolo di centro urbano, continuò a vivere trasformandosi in un insediamento a piccoli nuclei. La saletta dedicata alla collezione di monete e di medaglie dello Stato Pontificio chiude il percorso.