Le sculture esposte in questa sala appartenevano alla Collezione di Antichità che Carlo Alberto aveva raccolto nel Castello di Pollenzo, dove erano conservati, accanto a oggetti recuperati nel borgo e nel territorio circostante, anche opere non antiche, quali il bronzetto di leone di epoca rinascimentale riutilizzato come bocca di fontana, oppure provenienti da altre aree geografiche come il rilievo neoattico e un ritratto di Agrippina, andati perduti, o ancora la testa ideale del tipo iconografico cosiddetto “efebo di Via dell’Abbondanza”, produzione di botteghe urbane,  forse di Roma.  
Ad ambito pollentino sono probabilmente riconducibili  i due ritratti maschili, l’uno in età matura l’altro di giovinetto. Databili entrambi nel corso del I secolo d.C., sono prodotti di officine di scultori locali che lavoravano nell’Italia settentrionale e ricordano nel rendimento stilistico e nello schema iconografico opere scultoree  di altri siti piemontesi (Alba Pompeia, Dertona, Augusta Taurinorum).
Di sicura provenienza dal territorio di Pollentia, dove è stato rinvenuto in seguito a scavi casuali agli inizi del XX secolo (1909), è il torso di satiro o Ercole. La statua, forse destinata alla decorazione di una fontana, rientra in una tipologia di raffigurazione frequente tra I e II secolo d.C., anche nelle repliche di ambito romano.
La piccola plastica in bronzo, di cui già il Franchi Pont segnalava il ritrovamento di “idoletti di fino metallo” tra cui una statuina di Cibele (ora perduta) scavando l’arena dell’anfiteatro, era rappresentata dalla serie di bronzetti di varie divinità (Ercole, Marte, una figura di offerente e di Iside che allatta Horus) provenienti dagli scavi ottocenteschi, poi andati rubati.