La collezione numismatica del Museo, composta da monete antiche, medievali e moderne e solo parzialmente esposta, non conserva elementi che rendano possibile ricostruire il legame tra queste ed il territorio di Pollentia e Bra. La perdita pressoché totale dei dati di rinvenimento esclude, quindi la possibilità di ricavare informazioni sulla storia della circolazione monetaria nel comprensorio pollentino, nonché di ricostruire le vicende collezionistiche dei singoli nuclei e le relative forme di acquisizione.
Nella raccolta sono presenti esemplari di epoca romana, dalla repubblica al tardo impero (III secolo a.C. – IV secolo d.C.), con ricorrenze sia della monetazione argentea, esemplificata dal nominale principale, il denarius, sia di quella in lega di rame, con l’unità fondamentale dell’as e dei suoi multipli (dupondius e sesteritius) e frazioni (quadrans).
Un’eccezione è costituita da un piccolo nucleo di antoniniani, monete in lega di rame e argento introdotte da Caracalla (il cui vero nome era Antonino) nel 215 d.C. provenienti da un più consistente ripostiglio (1.200-1.400 pezzi) della fine del III secolo d.C., rinvenuto nel 1925 a Demonte, e del quale sopravvive oggi un importante nucleo di proprietà statale (Torino, Museo di Antichità).
Inoltre altri esemplari, variamente databili tra il tardo periodo repubblicano e il III d.C., sono stati rinvenuti negli scavi regolari condotti nel sito di Pollentia, sia all’interno dei corredi funerari sia nei vari settori della città antica.
Una seconda vetrina ospita, poi un’importante collezione di medaglie dello Stato Pontificio raccolta da don Giuseppe Tornatore (1880-1954).