(Bra/CN, 1850 - Col San Giovanni/TO, 1915)

Nato a Bra nel 1850, fu allievo all'Accademia Albertina prima di Enrico Gamba e poi, dal 1872 al 1876, di Fontanesi al corso di pittura di paesaggio. Parallelamente agli studi artistici coltivò quelli umanistici, laureandosi prima in Giurisprudenza (1871) e poi, nel 1878, in Lettere e Filosofia. Iniziò in quegli stessi anni a partecipare con sue opere alle esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti (dal 1873) e del Circolo degli artisti di Torino (dal 1874), proseguendo fino alla morte; scrisse in veste di critico d'arte per la “Gazzetta Piemontese” dal 1877 al 1879 e “La Stampa” nel 1899. Tra il 1879 e il 1889 insegnò all'Università Renana di Bonn e, contemporaneamente, al Conservatorio di Musica di Colonia, dove era incaricato di lingua italiana e filologia; fra i suoi allievi si annoverano il futuro kaiser Guglielmo II e il principe russo Théodore Sabachnikoff, che ricoprirà un ruolo fondamentale nella vicenda professionale del Piumati. Infatti, nel 1889, lasciata la cattedra universitaria, egli tornò definitivamente in Italia, anche per potersi dedicare completamente agli studi su Leonardo, intrapresi sin dal 1880 e condotti sino al 1912 affiancato dal Sabachnikoff in veste di mecenate; il risultato sarà la pubblicazione del Codice sul volo degli uccelli, del Codice dell'Anatomia (Fogli A e B della Biblioteca Reale di Windsor e quelli del British e del South Kengsington Museum di Londra) e del monumentale Codice Atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana).
Nonostante l’intensa attività di studioso, Piumati non trascurò mai la pittura, a cui continuò a dedicarsi prediligendo essenzialmente il paesaggio sulla scia della tradizione discendente dalla lezione di Fontanesi. Dal 1900 fu insignito di riconoscimenti per la sua attività artistica, diventò quindi socio onorario dell'Accademia Albertina ed assunse la direzione della Società Promotrice. Fra la sua clientela annoverava anche esponenti di casa Savoia e un suo quadro, Plenilunio del 1903, venne acquistato dal Museo Civico di Torino (Torino, Galleria d'Arte Moderna). Nel 1906 espose con successo alla grande mostra nazionale del Castello Sforzesco a Milano per l’inaugurazione del traforo del Sempione.