Nei primi decenni del Seicento l’arrivo tempestivo di alcune opere caravaggesche in Piemonte e l’opera di pittori piemontesi reduci da un soggiorno a Roma, fra i quali Tanzio da Varallo, Nicolò Musso, Giuseppe Vermiglio e Giovanni Antonio Molineri, introdussero nella regione le grandi innovazioni relative ai soggetti e all’uso della luce discendenti dalla lezione di Caravaggio.
Nel territorio cuneese fu Giovanni Antonio Molineri (Savigliano/CN, 1577 - 1631) il principale protagonista di un’interessante isola di caravaggismo devozionale che costituì un’alternativa al centralismo della corte piemontese, presso la quale egli risulta attivo, figurando per tempo nelle collezioni ducali. Il pittore saviglianese è oggi noto soprattutto per una serie di pale d’altare, nelle quali propone un’originale lettura delle novità caravaggesche mitigate da reminiscenze del tardo manierismo. Il realismo molineriano non trovò resistenze nell’ambito figurativo locale, dove ebbe un immediato riscontro nell’opera di alcune personalità pittoriche - fra cui vanno annoverati anche i due autori delle pale del Museo Civico di Bra - ora difficilmente identificabili, che affiancarono il Molineri fin dall’inizio della sua carriera. Pertanto doveva trattarsi di una realtà più articolata di quella prospettata dalle fonti, che ricordano accanto al Molineri soltanto il pittore fiammingo Jan Claret, attribuendogli una produzione sterminata, in tempi recenti posta al vaglio attento della critica.