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Le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso nascono in Piemonte alla metà dell’Ottocento, in seguito all’emanazione nel 1848 dello Statuto Albertino che permetteva la libertà di associazione.
Attraverso le prime forme organizzative di tipo mutualistico gli operai iniziano a praticare vita associativa, condivisione dei comuni problemi e solidarietà di classe, cercando di fronteggiare non da soli ma con il sostegno reciproco le difficoltà e gli imprevisti di una dura vita di lavoro: il Mutuo Soccorso rappresentava in quel contesto e in quegli anni l’unica forma di tutela di quei nostri antenati e delle loro famiglie, spesso indifese di fronte alle avversità di una malattia o di un infortunio invalidante. Queste prime iniziative, che muovono i loro passi nella nostra regione date le condizioni politiche della penisola, con la raggiunta unità nazionale si diffondono rapidamente e ben presto le diverse “anime” dell’universo associazionista, espressione di alcune delle matrici politico-ideali presenti nel periodo risorgimentale e post-unitario, emergeranno nei dibattiti congressuali.
La Società operaia braidese si inserì nel solco dell’associazionismo mutualistico operaio piemontese di stampo liberal-cavouriano e si ispirò, come moltissime altre, alla prima e più famosa società operaia, quella di Torino fondata nel 1850, riconducibile direttamente alla figura ed all’azione politica di Cavour, anche attraverso la nomina a primo segretario di un suo uomo di fiducia, il Boitani. Già l’anno successivo (1851) la possibilità di costituire a Bra un’associazione mutualistica fu certamente argomento assai dibattuto tra operai ed artigiani cittadini, se già dal gennaio 1852 i documenti sociali ci parlano dell’esistenza della direzione e riportano la raccolta delle quote tra soci. La data di fondazione ufficiale, il 29 giugno 1852, è quella in cui, dopo aver ottemperato agli adempimenti legali, si sanciva pubblicamente l’esistenza della Società di Mutuo Soccorso ed Istruzione degli operai di Bra attraverso la cerimonia ufficiale dell’inaugurazione della bandiera e la festa sociale. Garantendo solennemente il rispetto dell’ordine costituito, il sodalizio si dichiarava estraneo alle lotte politiche e indicava come finalità il “…mutuo soccorso e la vicendevole istruzione, come pure il sostenere la dignità e la moralità della propria classe”.
L’amministrazione era affidata ad un consiglio di 18 componenti, rinnovati per un terzo ogni anno, che procedeva ad eleggere al suo interno due vice-presidenti, un segretario, due vice-segretari, un cassiere e il portabandiera, mentre il presidente effettivo era eletto annualmente dai soci nell’adunanza generale di gennaio. Questi ultimi versavano una quota mensile, registrata sul libretto-statuto, di 80 centesimi per poter avere diritto alle cure del medico sociale e al sussidio giornaliero di una lira, in caso di malattia o infortunio, per un periodo massimo di tre mesi, tranne i casi in cui gli infortuni fossero derivati da comportamenti “scorretti”, quali “…abuso del vino o liquore, da risse o da mal costume...”.
Già nel primo anno di vita il successo ottenuto è oltre le più ottimistiche previsioni e al termine del 1852 il bilancio si presenta abbondantemente in attivo, mentre i soci aumentano di mese in mese così da raggiungere il numero di 506 effettivi e oltre 200 onorari a dicembre. Nei primi anni si deve procedere a numerosi trasferimenti di sede sociale, a cui non sono estranei problemi di spazio, ma non mancano comunque difficoltà anche finanziarie dovute ad iniziative poco fortunate; grazie comunque ad una gestione parsimoniosa dei fondi sociali, all’azione di controllo metodica esercitata sulle denuncie di malattia al fine di contrastarne gli abusi ed al consenso sociale di cui gode tra la borghesia cittadina ed il notabilato locale, che si traduce anche in robusto sostegno economico, l’utile sociale aumenta e nel 1874 è istituita la “cassa inabili” per aiutare con un contributo annuo i soci anziani o inabili al lavoro.
La sua attività meritoria viene confermata anche dai numerosi riconoscimenti e premi che ottiene (tra cui le medaglie all’Esposizione Generale di Milano del 1881, di Torino nel 1884, all’Esposizione Generale di Torino del 1895 e l’alto patronato del re nel 1905) e molte sono le iniziative di carattere sociale e celebrativo cui aderisce, ricoprendo un ruolo di primo piano tra le istituzioni cittadine. A cominciare dagli anni Settanta dell’Ottocento inizia a subire la concorrenza in città delle associazioni operaie di mutuo soccorso categoriali che rappresentano, nel più complessivo processo storico, il superamento naturale delle società generaliste. Le diverse categorie professionali braidesi fondano negli ultimi tre decenni dell’Ottocento le loro rispettive società di mutuo soccorso (dai giardinieri ai contadini, dalle artigiane alle sarte, dai conciapelli ai muratori, dai fabbri ai costruttori di fabbriche) che si differenziano anche in base all’orientamento politico-ideale. Accanto alle iniziative di tipo mutualistico ne sorgono altre (società cooperative di consumo o di produzione, sindacali e ricreative, politiche di orientamento mazziniano, democratico, socialista, liberal-borghese e cattolico) tanto da fare di Bra uno dei centri più attivi e interessanti nel panorama provinciale della seconda metà del XIX secolo per quanto riguarda il fenomeno associazionistico.
Pur vedendo scemare sempre più la sua importanza e le iscrizioni durante tutto il XX secolo, in conseguenza dei radicali cambiamenti avvenuti anche nel campo della legislazione sociale e del lavoro, la Società Generale continuerà ad esistere fino al 1994 quando, in seguito alla sua estinzione, il fondo archivistico viene depositato presso il Museo Civico di Palazzo Traversa.
Agostino Pedussia
Bandiera della Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso di Bra
Bandiera della ...
Diploma di medaglia d’argento
Diploma di meda...
Diploma di medaglia di bronzo
Diploma di meda...
 
 
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