La maggior parte delle opere esposte nella sala dedicata all’arte del Novecento rivela con chiarezza il gusto del fondatore del museo, Euclide Milano. Quando egli acquista o sollecita la donazione di opere per il museo, mostra di prediligere (se pure con qualche aggiornamento, come nel caso di Matteo Olivero, pittore approdato ad un’adesione alla tecnica divisionista) autori di stampo accademico, per lo più ancorati all’educazione ricevuta presso l’Accademia Albertina di Torino. Gli aspetti più innovativi della cultura artistica del momento gli risultano poco familiari, e così sarà ancora a distanza di anni, quando nel 1954, in una lettera indirizzata al nuovo direttore del Museo, a proposito della sezione “Arte” del Museo da lui progettato scrive: “Ci sono opere d’Arte antica, di pittura e di scultura della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento: se si vorrà destinare una sala in più - Sala a parte - per le opere dei vari stili novissimi che per molti sono ancora un mistero, tanto meglio: così tutte le scuole artistiche moderne vi saranno rappresentate.” Traspare ancora chiaro lo scetticismo nei confronti delle opere “dei vari stili novissimi”, tanto da sottolineare che un’eventuale sala ad esse destinata dovrà risultare separata da quelle da lui progettate.
Di Filippo Omegna (Torino, 1881 - 1948) Euclide Milano acquista rispettivamente nel 1919 e nel 1921 due tele ispirate a temi sociali, Anime illuse (o Emigranti) del 1912 e L’ascesa (1921). Il dipinto di Matteo Olivero (Acceglio/CN, 1879 - Verzuolo/CN, 1932), raffigurante un paesaggio montano innevato sotto la luce sfavillante del sole, tipico della produzione di questo pittore, era giudicato dal Milano un “mirabile” esempio della sua arte di “peintre de la neige”.
Altro acquisto del 1919 è la Vedova con crisantemi di Luigi Serralunga (Torino, 1880 - 1940), mentre nel 1920 Antonio Piatti (Viggiù/VA, 1875 - 1962) dipinse espressamente per il Museo la tela dal titolo La medaglia al valore. Si torna al paesaggio con il quadro intitolato Sullo spiazzo della Zizzola, un bell’esempio della pittura coloristicamente sempre piacevole Filippo Vacchetti (Carrù/CN, 1873 - Torino, 1945) databile al 1918. Dello stesso anno è l’acquerello che raffigura l’esterno della bottega di un orafo, donato dall’autore, Giorgio Boasso (Torino, 1876 - 1948).  
Altre opere di primo Novecento esposte in questa sala vennero donate al museo dagli stessi autori a seguito delle richieste del Milano, che intratteneva rapporti di amicizia con vari artisti, come ricorderà ancora nella citata lettera del 1954. Nel 1923 arrivò in museo il Lago alpino di Giuseppe Augusto Levis (Chiomonte/CN, 1875 - Caire di Racconigi/CN, 1928); nello stesso anno il Milano si recò personalmente a Torino nello studio del pittore Luigi Boffa Tarlatta (Rialmosso/VC, 1889 - Quislengo/VC, 1965) ed in quello dello scultore Carlo Ravera (Acqui/AL, 1891 - Formia/LT, 1950) per scegliere, rispettivamente, due paesaggi ed un gesso raffigurante un volto femminile, Sogno; ancora il Ravera nel 1931 donò un altro gesso con le teste di una donna e un bambino, Maternità. Lo scultore è autore anche del bassorilievo in bronzo, che ritrae Euclide Milano, ora apposto all’ingresso delle sale del primo piano di Palazzo Traversa.
Nel 1930 il museo acquisisce una piccola statua in bronzo di Edoardo Rubino (Torino, 1871 - 1954), ancora grazie al Milano, che sottolinea come essa sia “bozzetto originale della sua celebre Seminatrice”, la figura allegorica che corona il monumento in marmo ad Edmondo De Amicis inaugurato in Piazza Carlo Felice a Torino nel 1923. Tra le opere di scultura sono esposti inoltre un delicato bassorilievo in gesso patinato raffigurante un profilo di donna, donato nel 1930 dall’autore Andrea Campi, e il Malatino, databile al 1938, interessante gesso di Angelo Frattini (S. Ambrogio di Varese/Va, 1910 - Varese, 1975), la cui versione in marmo si trova in collezione privata.
Grazie al recente acquisto della tela raffigurante Due bambini che sfogliano un libro del 1948, è documentata la figura del pittore di origini braidesi Gioachino Nogaris (Chivasso 1909 - Bra 1964).