Industria litica levigata e scheggiata
Le particolari condizioni di raccolta del materiale non consentono di muovere considerazioni cronologiche e culturali, data l’assenza di reperti ceramici in associazione, e l’esiguità numerica e la provenienza della collezione litica non permettono che semplici osservazioni. In questa sede si possono quindi solo evidenziare i casi più evidenti di sovrarappresentazione di alcuni elementi.
In Italia settentrionale la fonte di approvvigionamento di selce maggiormente sfruttata nel Neolitico per la produzione del repertorio in pietra scheggiata è rappresentata dai giacimenti della Piattaforma Veneta a nord-est del Lago di Garda e nell’area euganea. A nord-ovest fonti di materia prima di qualità non sempre soddisfacente si riconoscono nell’area del Lago di Varese e in Piemonte. I giacimenti della Piattaforma Veneta (Monti Lessini), intensamente sfruttati già nel Neolitico antico tanto suggerirne una forma di controllo da parte della Cultura di Fiorano, offrono selci a tessitura fine e con varie sfumature di colore. L’interesse per tale fonte di approvvigionamento prosegue ancora nella Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata che, occupando interamente il territorio comprendente gli affioramenti di materia prima, poteva esercitare la funzione di primo operatore su di esse e una successiva re-distribuzione.
Lo scambio della selce nel Neolitico prevede il passaggio di materie prime allo stato grezzo, senza una qualche elaborazione di tipo specialistico. In particolare, stanti le attuali conoscenze della struttura sociale e della tecnologia neolitiche, sembra di riconoscere nella sostanziale assenza di specializzazione una delle basi della stabilità e della conservazione del bagaglio tecnologico ed economico di queste comunità umane. Il libero accesso alle risorse e alle conoscenze sarebbe infatti una caratteristica irrinunciabile per le società neolitiche, che basano la propria sopravvivenza e mantengono la propria identità direttamente nella condivisione di un patrimonio di cognizioni ed esperienze consolidate e immediatamente disponibili per ogni membro del gruppo.
Allo stesso tempo la circolazione della selce costituisce una delle chiavi nel mantenimento delle reti di reciprocità che legavano comunità lontane tra loro contribuendo al mantenimento dell’unità e alla perpetuazione dei diversi gruppi culturali.
Il passaggio tra Neolitico recente ed Eneolitico e i radicali mutamenti culturali che lo accompagnano sono segnati da un deciso cambiamento nella tecnologia litica e nelle modalità di approvvigionamento. Alla consistente circolazione di selci di ottima qualità e alla tecnologia non specializzata neolitica, si contrappone infatti un ricorso a materie prime locali anche di scarsa qualità affiancato da pochi pezzi di selce importata.
In questo quadro non stupisce che, anche nei materiali presi in esame, le modalità di scheggiatura laminari interessino maggiormente la selce d’importazione, garantendo così uno sfruttamento ottimale di tali materie prime.
Dal punto di vista litotecnico i manufatti non ritoccati sono principalmente su scheggia, mentre per gli strumenti si denota una precisa scelta dei supporti in favore di quelli laminari.
A livello tipologico tra gli Erti si distinguono le lame raschiatoio a ritocco marginale, non totale, spesso discontinuo e una troncatura. Prevale in genere la tendenza a modificare scarsamente il supporto e molti esemplari presentano un ritocco inframarginale da riconnettere ad usura. Si segnala inoltre un ravvivamento.
Tale selezione nella materia prima sembra essere maggiormente vera per la produzione di strumenti della famiglia dei Foliati. Si distinguono punte foliate peduncolate a faccia bifacciale ed alette e punte foliate a base realizzate in selce non sud-alpina ma presumibilmente di approvvigionamento circumlocale. La tipologia è inquadrabile nell’Eneolitico.
L’industria in pietra verde levigata comprende due piccole asce trapezoidali ben inquadrabili nel Neolitico recente - prima età del Rame con stringenti confronti con gli esemplari della Maddalena di Chiomonte e Briona. Il tipo è comunque attestato, seppur raramente, anche nel Neolitico antico. In assenza di analisi petrografiche e di un preciso contesto di rinvenimento non è possibile avanzare alcuna considerazione se non di carattere generale. L’attività di reperimento delle materie prime e la stessa lavorazione della pietra levigata sembrano essere state praticate da gruppi specializzati: in tutti i siti neolitici la strategia di gestione delle pietre verdi non risulta mai casuale e improvvisata, ma rivela piuttosto strette relazioni tra litologia e tipologia dei manufatti, con un sapiente utilizzo dei materiali in rapporto alle caratteristiche tecniche.