Busto di Giovanni Battista Gandino
e Busto di Guglielmo Moffa di Lisio
Il latinista Giovani Battista Gandino (Bra 1827 - Bologna 1905), dopo un corso di studi brillante ma irregolare, iniziò una fecondissima opera di ricercatore volta soprattutto a svecchiare le rigide formule con le quali era impartito, al tempo, l'insegnamento della lingua latina. La sua carriera professionale culminò con la nomina a professore ordinario di letteratura latina presso l'Università di Bologna (1863), cattedra prestigiosa ricoperta in precedenza da Giosuè Carducci. Delle sue pubblicazioni scolastiche si contano innumerevoli edizioni e ristampe; fu uno degli ultimi rappresentanti del ciceronismo ed ebbe grande influenza su generazioni di studenti (e di docenti) sino a tutta la prima metà del Novecento. Il busto che lo ritrae fu donato al museo braidese nel 1918 dal figlio.
L’apprezzamento dell’opera fece sì che allo stesso Frediani fu poco dopo commissionato il busto di Guglielmo Moffa di Lisio, che lo scultore fece in tempo a terminare prima della sua morte nel novembre del 1918. Le qualità di cui aveva dato prova l’autore nel realizzare i busti, capacità tecnica ed un certo vigore espressivo, dovettero essere apprezzate dal Milano, che ritenne di collocare le due sculture non nella sezione “Uomini illustri” bensì in quella destinata alla “Collezione d’opere d’arte moderna”; lo stesso fondatore del museo è, al momento, l’unica fonte delle scarne notizie sullo scultore: la sua città, Forte dei Marmi in provincia di Lucca, e la data della morte.


Gino Frediani, Busto di Giovanni Battista Gandino e
Busto di
Guglielmo Moffa di Lisio, 1918.
Marmo; cm 56,5 x 34 x 26 e cm 58 x 37 x 27